Storia

« Et in detto palazzo per ornamento fece fare ferri di finestre mirabili e campanelle con bellissimo garbo, e similmente le lumiere su canti che da Niccolò Grosso Caparra, fabbro fiorentino, furono con grandissima diligenza lavorate. (…) Né mai ha lavorato moderno alcuno di ferro machine sí grandi e sí difficili con tanta scienza e pratica. »

(« e in questo palazzo (Palazzo Strozzi, Firenze) (l’architetto Cronaca) fece fare delle inferriate bellissime per le finestre e delle insegne finemente elaborate con grande maestria, e anche delle lanterne  ad ogni angolo (del palazzo) le quali furono realizzate da Nicolò Grosso detto “il Caparra”, fabbro fiorentino, con grandissima maestria. (…) Mai nessuno nei tempi che corrono è riuscito a lavorare il ferro con tanta conoscenza e capacità »)

(Giorgio Vasari, Le Vite de’ più eccellenti architetti, pittori et scultori)

Nicolò Grosso detto “Il Caparra” raggiunse il vertice nell’ arte del ferro battuto per aver trattato il semplice ferro come un materiale degno della migliore oreficeria, con un’estrema attenzione al dettaglio ed un rigore rinascimentale che bene lo inquadra nella cultura della Firenze del Quattrocento.

La sua maestria fu tale che Giorgio Vasari lo menzionò nelle sue Vite nonostante il ferro battuto allora non fosse considerato un materiale nobile e degno di menzioni artistiche.

Giorgio Vasari conclude la descrizione di questo fabbro dal meraviglioso magistero dicendo “non ha mai avuto né avria pari”, ma a metà del XX secolo è nato un nuovo Caparra, anzi è nato un nuovo fabbro che non è pari al Caparra, ma certamente lo supera. E’ interessante notare che le cose che Vasari aveva scritto su Nicolò Grosso cinque secoli prima valgono perfettamente oggi per Laghi Vittorio che ha fatto del ferro una materia plastica da piegare e plasmare “con cervello fantastico e ostinato”.

Vittorio Laghi nasce nel 1948, il primo gennaio, mentre De Nicola,al governo, firmava la  Costituzione della Repubblica italiana. Iniziava in Italia un periodo fiorente in cui ancora tante cose erano lasciate da decidere alla generazione che sarebbe venuta.

Nel 1961 inizia la scuola di Avviamento professionale: gli insegnanti ti indirizzavano ai vari mestieri che verosimilmente avresti potuto intraprendere nella vita. Allora  a scuola si toccava con mano il legno, il ferro, la ceramica… e si imparavano a conoscere gli arnesi del mestiere. Nel 1963, terminato il percorso scolastico, gli fu subito chiaro che di tutti gli elementi quello che sentiva suo era il ferro ma soprattutto la possibilità di poterlo plasmare rendendolo duttile. A Vittorio però era anche chiaro che bisognava tenere i piedi per terra e che era indispensabile portare a casa uno stipendio a fine mese. Accettò dunque appena uscito da scuola un lavoro in maglieria e scelse di fare il turno notturno (dalle 22 alle 7 per sei giorni alla settimana) in modo da aver tempo durante il giorno di lavorare come garzone presso la bottega del fabbro “Bacanera” in via Mercato Vecchio.

Continuando il lavoro in maglieria riuscì ad aprire una piccola officina propria nel 1969 su un piccolo appezzamento di terra che acquistò e dove lavorava quotidianamente in una bottega che oggi potremmo definire poco più di un capanno.

Nel 1973 la maglieria fallì e chiuse la produzione. Vittorio continuò il suo lavoro di fabbro.

“All’inizio” ricorda “facevo soprattutto cavje, alari e servizi da fuoco. Lavoravo senza commesse e se qualcuno che passava di lì li voleva glieli vendevo. I primi tempi furono duri perché facevo i lavori che gli altri fabbri scartavano, erano cose piccole in cui si guadagnava poco. Però non esistevano le fatture e sugli edifici adibiti al lavoro non si pagavano nemmeno le tasse.”

Tra il 1976 e il 1977 arrivarono le commesse più importanti e le collaborazioni con ditte più prestigiose che riconoscendo la dedizione e la capacità di Vittorio continuarono con lui una collaborazione costante durata per tutta la sua vita lavorativa. Ora non si parlava più solo di ferrò battuto ma di ferri per armature edilizie e “grandi opere”. Vittorio fece di tutto per accontentare i suoi clienti: ricorda che non avendo una piegatrice per le grandi lamiere che gli servivano le portava a far piegare a venti km di distanza, 5 quintali alla volta, sul portapacchi di una fiat 500 familiare. L’officina cominciò presto ad attrezzarsi con macchinari sempre più impegnativi e nel 1980 il fratello di Vittorio, Giorgio, cominciò a lavorare con lui specializzandosi nella lavorazione al tornio.

In una decina di anni le commesse crebbero e la bottega si era fatta stretta. Nonostante negli anni ci fossero stati degli ampliamenti era proprio il momento di creare uno spazio più grande e più adatto.

Nel 1991 aprì nuova sede nella zona industriale di Modigliana , in un capannone dieci volte più grande e allora lavorare diventò quasi più facile.

“Se vuoi soddisfare i clienti devi dargli il tuo servizio, ma anche un tuo valido consiglio perché se il cliente segue il tuo consiglio e ne rimane soddisfatto avrà più stima nel tuo lavoro e tornerà con un’altra commissione … e probabilmente passerà parola.”

Oggi l’officina Laghi Vittorio snc cerca ogni giorno di fare “un buon lavoro fatto bene”, come direbbe Vittorio, con i nuovi soci Stefano Bresciani e Albano  Mazzoni, che collabora con Vittorio dal 1998.

Arricchiti da un maestro che continua ancora oggi a insegnargli tutto quello che sanno, Stefano e Albano possono offrire la realizzazione di qualsiasi commessa concernente il loro campo. In una officina ben attrezzata rispetto a quella dei loro diretti concorrenti riescono a dare un consiglio tecnico specializzato e a soddisfare le esigenze di qualsiasi cliente… e se non ci riescono loro c’è sempre Vittorio che non mancherà di dire la sua.

Sono cambiate parecchie cose dal giorno in cui è stata fondata la Costituzione Italiana. A scuola non ti insegnano più un mestiere, devi pagare le tasse se hai un posto di lavoro e non si possono più trasportare 5 quintali di lamiera piegata sul portapacchi di una fiat 500. Alcune cose però non possono essere cambiate: la passione per un lavoro duro che ti consuma le mani e il cuore che ti fa picchiare più forte sull’incudine e ti arricchisce l’anima ogni volta che un cliente se ne va (e poi ritorna) soddisfatto!